Creare valore oltre il prodotto
Una giornata di consulenza per mappare e rafforzare la Catena del Valore nel commercio al dettaglio

Quando arrivo, la scena è familiare: negozio ordinato, persone gentili, clienti che entrano e salutano come se fossero di casa. Eppure, dietro al bancone e negli occhi dell’imprenditore c’è quella frase non detta che conosco bene: “Stiamo lavorando tanto… ma non mi torna.”
Non è un problema di volontà. È un problema di macchina: la macchina che trasforma tempo, competenze e costi in un’esperienza cliente. Quella macchina si chiama catena del valore. E quel giorno, l’obiettivo è uno: renderla visibile, misurabile, migliorabile.
1) Il punto di partenza: “Dove inizia e dove finisce il nostro lavoro?”
La prima domanda sembra semplice. In realtà spacca il tavolo in due.
Perché il cliente pensa che il lavoro inizi quando entra e finisca quando esce soddisfatto.
L’impresa invece spesso vive al contrario: inizia prima (preparazione, ordini, organizzazione) e finisce dopo (assistenza, problemi, riacquisti).
Schema 1 — La catena del valore vista dal cliente (frontstage)
INGAGGIO → ACCOGLIENZA → PROPOSTA → ACQUISTO → CONSEGNA/EROGAZIONE → POST-VENDITA → RIACQUISTO/REFERENZA
Poi faccio un passaggio fondamentale: per ogni blocco, scriviamo un nome e un rischio.
-
Chi è davvero responsabile (non “l’ufficio”, ma “Mario”, “Anna”, “io”)
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Cosa può andare storto e farci perdere soldi o reputazione
È qui che spesso appare la prima verità: “questa parte dipende da una persona sola”.
E in una piccola impresa, quando una parte dipende da uno solo, non è un punto di forza: è una fragilità.
2) Il momento “aha”: i tre punti dove il cliente ti giudica davvero
Durante la mattina, mentre attacchiamo post-it e ricostruiamo il percorso, emerge che il cliente non giudica tutto. Giudica soprattutto tre momenti:
Schema 2 — I “momenti della verità”
- Capisco di essere capito? (accoglienza e consulenza)
- Quello che mi promettono è vero? (tempi, condizioni, chiarezza)
- Se c’è un problema, mi proteggono o mi rimbalzano? (post-vendita)
Qui dico una frase che spesso cambia l’aria nella stanza:
“Non basta lavorare bene. Bisogna lavorare bene dove conta… e farlo in modo ripetibile.”
3) La parte che manca quasi sempre: l’economia nascosta della catena del valore
Dopo pranzo, facciamo la cosa che molti evitano: misurare.
Non con grandi sistemi, ma con numeri da imprenditore: semplici, chiari, utili.
Perché il punto è questo:
la catena del valore è un modo elegante per dire “dove si crea margine e dove si brucia margine”.
3.1 Il “costo del casino” (il margine che evapora)
In quasi ogni retail piccolo, ci sono costi che non finiscono mai in una riga chiara:
- ore passate a rincorrere informazioni
- rifacimenti e correzioni
- sconti “riparatori”
- tempo buttato per gestire reclami sempre uguali
E allora facciamo un calcolo terra-terra:
Schema 3 — Calcolo rapido del “costo dell’imprevisto”
Costo imprevisto = (Ore interne × costo orario) + costi esterni + sconti concessi + perdita di future vendite
Non serve precisione al centesimo. Serve capire ordine di grandezza.
Spesso basta questo per scoprire che un problema “piccolo” pesa quanto uno stipendio.
4) KPI: pochi, ma che contano (e che puoi controllare davvero)
A un piccolo imprenditore non serve un cruscotto da multinazionale. Serve un volante e i pedali: poche cose che, se le guardi ogni settimana, ti cambiano l’anno.
Ecco i KPI che abbiamo scelto (sempre applicabili, senza parlare di prodotto).
KPI 1 — Puntualità promessa vs puntualità reale
Perché conta: la puntualità è fiducia, e la fiducia è margine.
- KPI: % consegne/erogazioni puntuali
- Soglia utile: > 90%
- Domanda imprenditore: “Chi decide i tempi che comunichiamo?”
KPI 2 — Reclami per 100 vendite (e soprattutto la causa)
Perché conta: un reclamo non è solo un costo. È un buco nella reputazione.
- KPI: reclami / 100 vendite
- Secondo KPI: % reclami per causa (fornitore / interno / aspettative / comunicazione)
La svolta è passare da “abbiamo tanti reclami” a “il 60% nasce sempre lì”.
KPI 3 — Ore non pagate per vendita
Questa è potentissima nelle piccole imprese, perché fa emergere la verità:
- KPI: ore extra (non previste) per gestire una vendita (prima/dopo)
- Obiettivo: ridurre del 20–30% in 3 mesi
KPI 4 — Sconto medio “non pianificato”
Lo sconto può essere strategico o “tappabuchi”.
- KPI: sconti fuori policy / totale sconti
- Se cresce: spesso sta compensando un problema di processo.
KPI 5 — Tasso di ritorno e raccomandazione
In provincia questo è oro.
- KPI: % clienti che tornano entro 12 mesi (o che portano un contatto)
5) La conclusione vera della giornata: definire il valore offerto (quello reale)
Alla fine non scriviamo “siamo i migliori”. Scriviamo qualcosa che possiamo difendere con fatti.
E arriviamo a una definizione che spesso suona così:
Schema 4 — Valore offerto (formula semplice)
Valore offerto = (competenza + semplificazione) – (rischio percepito dal cliente)
Tradotto: il cliente non compra solo un prodotto. Compra meno rischio, meno ansia, meno tempo perso.
E allora la domanda finale diventa:
“Stiamo davvero facendo pagare il valore che creiamo, o lo stiamo regalando in ore extra e sconti?”
Questa domanda, detta bene, non è aggressiva. È liberatoria.
6) Le 5 decisioni pratiche che di solito chiudono il cerchio
Una giornata utile finisce con poche scelte, chiare, fattibili da domani.
Ecco le più tipiche (formulate in modo “da PMI”):
- Regola di chiarezza: niente proposta senza checklist minima (dati completi)
- Regola dei tempi: i tempi li comunica chi gestisce la pianificazione, non chi vende
- Regola delle eccezioni: decidiamo chi può concedere eccezioni (e fino a che limite)
- Regola reclami: primo contatto entro 48 ore + classificazione causa
- Regola di controllo: un passaggio di verifica prima di confermare ordine/impegno
Queste regole non rendono l’azienda rigida. La rendono affidabile.
E l’affidabilità, nel retail locale, è differenziazione pura.
7) Epilogo: la frase che mi piace sentire quando me ne vado
A fine giornata, quando i post-it sono in fila e i numeri hanno smesso di fare paura, la frase che cerco è questa:
“Ora so dove guadagniamo davvero… e dove perdiamo senza accorgercene.”
Perché la catena del valore non è teoria. È un modo per:
- proteggere margini
- togliere caos
- ridurre dipendenza dal titolare
- rendere la promessa al cliente ripetibile
E quando la promessa diventa ripetibile, diventa anche vendibile.
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