Imprenditoria femminile in Italia: quali contributi ci sono davvero per avviare un’impresa

Avviare un’impresa oggi, per una donna, significa entrare in un contesto che presenta ancora ostacoli reali, ma anche opportunità molto più concrete rispetto al passato

A fine 2025 le imprese femminili registrate erano 1.302.974, pari al 22,3% del totale. Il numero complessivo è leggermente sceso rispetto al 2024, ma cresce il peso delle società di capitali (+2,58%), mentre calano soprattutto ditte individuali e società di persone: un segnale che l’imprenditoria femminile si sta lentamente strutturando di più.

I settori in cui la presenza femminile è più forte restano quelli dei servizi, dell’alloggio e ristorazione, dell’agricoltura e del commercio. In particolare, Unioncamere segnala una presenza molto elevata nei comparti della cura, dell’ospitalità e dei servizi alla persona, mentre nelle costruzioni la quota femminile resta molto più bassa.

Accanto a questa crescita, restano però alcune difficoltà tipiche: capitale iniziale limitato, forte ricorso all’autofinanziamento familiare e accesso non sempre facile al credito. Nel report Unioncamere, circa tre imprese femminili su quattro dichiarano di aver utilizzato capitale proprio o dei familiari per partire, mentre poco più di un quarto ha usato prestiti bancari.

Ed è proprio qui che i contributi pubblici diventano decisivi. Oggi, per una donna che vuole avviare un’attività, non esiste una sola misura “giusta” in assoluto: esistono strumenti diversi, da scegliere in base a età, territorio, tipo di impresa e contenuto innovativo del progetto. Tra questi, oggi va inserito con forza anche il PIA di Invitalia.

Cos’è il PIA di Invitalia e perché interessa anche l’imprenditoria femminile

Il PIA – Piano Integrato Autoimpiego è stato istituito dal Decreto Coesione per favorire l’avvio di iniziative di lavoro autonomo, libero-professionali e imprenditoriali. Sul sito Invitalia è presentato come il contenitore di due misure distinte: Resto al Sud 2.0 per il Mezzogiorno e Autoimpiego Centro-Nord per le regioni del Centro-Nord. Entrambi gli incentivi sono promossi dal Ministero del Lavoro e gestiti da Invitalia.

Questo punto è importante: il PIA non è una misura riservata solo alle donne, ma è estremamente rilevante per l’imprenditoria femminile perché si rivolge a giovani under 35 e può quindi rappresentare uno degli strumenti più efficaci per una donna giovane che vuole aprire un’attività o uno studio professionale.

Resto al Sud 2.0: la misura PIA per il Mezzogiorno

Resto al Sud 2.0 è la misura del PIA dedicata a Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. È rivolta a giovani tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non ancora compiuti che si trovano in condizioni di inattività, inoccupazione o disoccupazione, oltre ai disoccupati del Programma GOL e ai cosiddetti working poor.

La misura consente di avviare nuove iniziative di autoimpiego in quasi tutti i settori economici, con esclusione di agricoltura, pesca e acquacoltura. Le agevolazioni previste sono molto interessanti: voucher a fondo perduto fino a 40.000 euro, elevabili a 50.000 euro in presenza di specifiche maggiorazioni; oppure contributi a fondo perduto del 75% per programmi fino a 120.000 euro e del 70% per investimenti tra 120.000 e 200.000 euro. Lo sportello è attivo dal 15 ottobre 2025 e le domande vengono esaminate in ordine cronologico, entro 90 giorni e nei limiti delle risorse disponibili.

Un elemento molto utile, spesso trascurato, è che per le iniziative ammesse Resto al Sud 2.0 prevede anche servizi di tutoring tecnico e gestionale, erogati con il supporto di Invitalia e dell’Ente Nazionale per il Microcredito. Per molte neoimprenditrici questo accompagnamento può essere quasi importante quanto il contributo economico.

Autoimpiego Centro-Nord: la misura PIA per le altre regioni

La seconda gamba del PIA è Autoimpiego Centro-Nord, destinata a Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria e Marche. Anche questa misura è rivolta a giovani tra 18 e 35 anni che si trovino in condizione di inattività, inoccupazione o disoccupazione, oppure rientrino nel Programma GOL o nella categoria dei working poor.

Le iniziative possono essere avviate come lavoro autonomo, impresa individuale, società di persone, srl, cooperativa, libera professione o società tra professionisti. Le agevolazioni consistono in voucher a fondo perduto fino a 30.000 euro, elevabili a 40.000 euro, oppure in un contributo del 65% per programmi fino a 120.000 euro e del 60% per programmi tra 120.000 e 200.000 euro. Anche qui lo sportello è attivo dal 15 ottobre 2025 e l’esame segue l’ordine cronologico di presentazione.

Per una giovane imprenditrice del Centro o del Nord Italia, questa misura merita attenzione immediata: non è “rosa” in senso stretto, ma nella pratica può essere più accessibile e più concreta di altri strumenti pensati genericamente per l’imprenditoria femminile.

ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero: una delle misure nazionali più forti

Accanto al PIA, resta centrale ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero, che Invitalia presenta come incentivo per la creazione e lo sviluppo di imprese a prevalente partecipazione giovanile e femminile. Finanzia progetti nei settori produzione, servizi, commercio e turismo fino a 3 milioni di euro. Le agevolazioni possono coprire fino al 90% delle spese con un mix di fondo perduto e finanziamento a tasso zero da rimborsare in 10 anni.

Questa è la misura giusta soprattutto quando il progetto non è una startup innovativa, ma una vera impresa operativa: negozio, laboratorio, attività di servizi, struttura turistico-ricettiva, impresa commerciale o manifatturiera. Per molte donne, ON resta oggi una delle migliori leve nazionali disponibili.

Smart&Start Italia: la scelta giusta se l’idea è innovativa

Se invece il progetto ha un forte contenuto innovativo, la misura più coerente resta Smart&Start Italia. Invitalia prevede un finanziamento a tasso zero dell’80% delle spese ammissibili, che può salire al 90% se la startup è costituita interamente da donne e/o da giovani sotto i 36 anni. Per le startup con sede nel Centro-Sud è previsto anche un contributo a fondo perduto del 30%.

Per una donna che sta valutando una startup digitale, tecnologica o ad alto contenuto innovativo, Smart&Start resta quindi molto più adatto di una misura generalista.

E il Fondo Impresa Femminile?

Il Fondo Impresa Femminile resta il riferimento istituzionale più noto per il sostegno alle imprese guidate da donne ed è tuttora richiamato dal MIMIT nel quadro del PNRR dedicato alla creazione di imprese femminili. In concreto, però, oggi chi cerca opportunità operative deve guardare con particolare attenzione agli sportelli effettivamente attivi e ai programmi che stanno assorbendo la domanda reale, come PIA, ON e Smart&Start, oltre ai bandi regionali cofinanziati dai fondi europei.

Fondi regionali ed europei: da non trascurare

Oltre alle misure nazionali, resta fondamentale monitorare i programmi regionali collegati ai fondi FESR e FSE+. In molti casi non sono i bandi più pubblicizzati, ma sono quelli più adatti a piccole attività, studi professionali, servizi locali e microimprese. Per questo, una strategia intelligente non consiste nel cercare “il bando più famoso”, ma nel verificare insieme misure nazionali Invitalia e bandi regionali coerenti con territorio, settore e importo dell’investimento.

Come scegliere la misura giusta

In pratica, si può ragionare così.

Se sei una giovane donna under 35 e vuoi aprire una piccola attività o uno studio, il PIA Invitalia va controllato subito: Resto al Sud 2.0 se operi nel Mezzogiorno, Autoimpiego Centro-Nord se operi nelle regioni del Centro-Nord.

Se invece il progetto è più strutturato e la società ha una prevalente partecipazione femminile, ON può offrire una copertura finanziaria più ampia e adatta a investimenti di scala maggiore.

Se il progetto è una startup innovativa, la strada più logica resta Smart&Start Italia.

Documenti da preparare prima di presentare la domanda

La regola pratica è semplice: non aspettare l’ultimo momento. Per questi strumenti servono normalmente SPID/CIE/CNS, PEC, firma digitale, business plan, descrizione del progetto, quadro economico delle spese e allegati richiesti dalla piattaforma. Invitalia gestisce le domande attraverso la propria area personale online sia per Resto al Sud 2.0 sia per Autoimpiego Centro-Nord.

Gli errori più comuni da evitare

L’errore più frequente è partire dal nome del bando e non dal progetto. Il secondo è non controllare bene i requisiti: nel caso del PIA, per esempio, l’età e la condizione soggettiva del richiedente sono centrali. Il terzo errore è pensare solo al contributo e non alla sostenibilità complessiva dell’iniziativa: mercato, costi fissi, margini, liquidità e tempi di avvio contano quanto la percentuale di fondo perduto.

Conclusione

L’imprenditoria femminile in Italia oggi ha davanti un quadro di opportunità più articolato di quanto sembri. Il punto, però, è leggere bene la mappa: PIA Invitalia, con Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord, è oggi uno strumento da inserire a pieno titolo tra i finanziamenti da monitorare; accanto a questo restano centrali ON, Smart&Start e i bandi regionali. La scelta giusta non dipende solo dal fatto di essere donna, ma da età, territorio, forma del progetto e capacità di presentarlo in modo credibile.

Scarica il Report completo Guida_Imprenditoria_Femminile_2025_2026

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