Quando il mercato diventa più competitivo
Come leggere il contesto competitivo, capire perché i margini si assottigliano e tornare a prendere decisioni consapevoli
Quando un’impresa di commercio al dettaglio richiede una consulenza strategica, raramente lo fa perché “non vende abbastanza”.
Più spesso il problema è meno visibile ma più profondo: il contesto competitivo è cambiato, e le decisioni che funzionavano in passato oggi producono risultati sempre più incerti.
La giornata di consulenza raccontata in questo articolo è stata dedicata proprio a questo obiettivo: aiutare un’impresa retail a leggere in modo strutturato il proprio contesto competitivo, per recuperare capacità decisionale e direzionalità strategica.
Il primo passo: chiarire dove si compete davvero
La giornata è iniziata con una domanda apparentemente semplice, ma spesso trascurata:
“In quale mercato stiamo realmente competendo?”
Prima di analizzare numeri, margini o vendite, è stato definito con precisione il perimetro competitivo:
-
- area geografica effettiva di riferimento;
- canali attraverso cui i clienti entrano in contatto con l’offerta;
- tipologie di operatori presenti sul mercato;
- servizi inclusi nell’esperienza di acquisto, oltre al prodotto.
Questo passaggio ha permesso di evitare un errore frequente nel retail: confrontarsi indistintamente con tutti, senza distinguere concorrenti diretti, indiretti e alternativi.
Five Forces: comprendere la pressione del settore
Il cuore della giornata è stato l’utilizzo del modello delle Cinque Forze Competitive, applicato in modo concreto al settore di riferimento.
L’analisi ha restituito un quadro chiaro:
- elevata rivalità tra operatori, con un numero significativo di punti vendita e proposte simili;
- clienti molto forti dal punto di vista negoziale, abituati al confronto e poco fedeli;
- fornitori con potere medio-alto, in grado di influenzare prezzi, tempi e condizioni;
- barriere all’ingresso non trascurabili, ma non tali da rendere il mercato protetto;
- presenza di soluzioni alternative percepite dai clienti come sostitutive.
La conclusione condivisa è stata netta:
👉 il settore è caratterizzato da pressione competitiva strutturale e da una progressiva riduzione dei margini.
In un contesto simile, la competizione basata esclusivamente sul prezzo non è sostenibile nel medio periodo.
Dal settore al cliente: perché sceglie un operatore e non un altro
Dopo aver compreso la struttura del settore, l’attenzione si è spostata sul cliente.
Attraverso l’analisi dei criteri di acquisto, suddivisi per segmenti di clientela, è emerso che la decisione non è guidata da un solo fattore, ma da una combinazione di elementi:
- qualità dell’esperienza complessiva;
- affidabilità percepita dell’operatore;
- tempi di risposta e di realizzazione;
- chiarezza delle informazioni;
- relazione e fiducia;
- valore percepito rispetto al prezzo.
Il confronto con i principali concorrenti ha evidenziato una posizione competitiva complessivamente positiva, ma non priva di aree di miglioramento, soprattutto sul piano dell’organizzazione e della coerenza del servizio.
Dai criteri di scelta ai fattori critici di successo
Uno dei momenti più rilevanti della giornata è stato il passaggio dall’analisi dei clienti alla definizione dei Key Success Factors.
I criteri di acquisto sono stati tradotti in condizioni operative e manageriali che l’impresa deve presidiare per competere con successo.
È emerso che il modello competitivo non è fondato sulla leadership di costo, ma sulla differenziazione, in particolare attraverso:
- aumento del valore percepito dell’offerta;
- riduzione dei tempi di risposta;
- maggiore attenzione ai clienti a più alto valore;
- qualità e affidabilità del servizio;
- coerenza dell’esperienza di acquisto.
Sono stati inoltre identificati alcuni fattori imprescindibili, senza i quali l’impresa non potrebbe competere, indipendentemente dalla strategia adottata.
Oltre la concorrenza: il ruolo dei complementi
Un ulteriore passaggio chiave è stato l’utilizzo del concetto di complementi come estensione dell’analisi competitiva.
Invece di concentrarsi esclusivamente sui concorrenti, la consulenza ha portato a individuare soggetti esterni in grado di:
- aumentare il valore complessivo dell’offerta;
- rafforzare la credibilità dell’impresa;
- migliorare l’esperienza del cliente finale.
Questa lettura ha spostato il focus dalla competizione pura alla costruzione di un ecosistema, in cui la collaborazione diventa una leva strategica.
Il contesto macro: perché oggi è tutto più difficile
La giornata si è conclusa con l’analisi del contesto macro-ambientale, utilizzata per spiegare perché le dinamiche competitive si sono intensificate.
È emerso che:
- l’incertezza economica rende i clienti più prudenti;
- i cambiamenti sociali aumentano le aspettative sul servizio;
- la tecnologia non è più un vantaggio, ma uno standard minimo;
- le responsabilità normative e legali amplificano il rischio operativo;
- cresce l’attenzione alla qualità e alla durata, a scapito delle soluzioni improvvisate.
Il contesto esterno non crea i problemi, ma accentua quelli già presenti nel settore.
Cosa resta dopo una giornata di consulenza
Il risultato più importante di questa giornata non è stato un elenco di azioni, ma un cambio di prospettiva.
L’impresa ha compreso che:
- il mercato è complesso, ma leggibile;
- il prezzo è una leva fragile;
- le vere leve strategiche sono organizzazione, servizio, relazione e competenza;
- la strategia non è un documento, ma una guida alle decisioni quotidiane.
La strategia non serve a prevedere il futuro.
Serve a capire il contesto in cui si compete e scegliere con maggiore consapevolezza.
Per molte imprese di commercio al dettaglio, questo è il primo vero passo per tornare a governare il proprio percorso di crescita, invece di subirlo.
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